Welcome to paradise: Visita al Loro Parque di Tenerife

Non ci vuole molto ad arrivare al Loro Parque dal centro di Puerto de la Cruz, ma d’altra parte tutto si raggiunge con estrema facilità in questa piccola isola dai contrasti straordinari. Verde e tropicale al nord, dove stiamo noi, e desertica e selvaggia al sud, lambita dal calore e dalla sabbia del deserto marocchino. La vegetazione che circonda il parco sembra a noi europei un paradiso, e non a caso il depliant esplicativo distribuito in tutti gli alberghi comincia con "Welcome to paradise!".

Tutte quelle piante che crescono a fatica e super protette nelle nostre serre si trovano normalmente a decorare i margini delle strade, i viali, le aiuole di Puerto de la Cruz. Nel Loro Parque invece sono volutamente ancora più belle.

Il piazzale grande e ben curato che accoglie con ordine le macchine dei visitatori, con guarda- macchine professionale in tuta bianca, ha al centro un busto commemorativo che più tardi scopriamo essere del principe del Siam, padre del re Bhumibol di Tailandia, benefattore naturalista che nel 1913 apprezzò, primo della sua stirpe, le bellezze di Tenerife e, ottanta anni più tardi, la figlia principessa Vadhana, avrebbe inaugurato la costruzione del prezioso padiglione tailandese all’inizio del lungo percorso che si snoda all’interno del parco. Ci viene incontro amabilissimo il dott. Crosta, veterinario capo del parco, che sarà per noi una guida preziosa, paziente e disponibile.

Dopo qualche minuto di presentazione, spieghiamo che il nostro interesse si concentra, per iniziare, sull’affollato mondo degli uccelli, anzi dei pappagalli.

Comincia l’avventura: i viottoli curatissimi del parco si snodano davanti a noi scoprendo ad ogni passo delle meraviglie: Dracene enormi, cactus e piante grasse colossali, spalliere di Bouganville di tutte le sfumature dal violetto all’arancione, e Ficus Benjamin grandi come querce.

La natura è fantastica e l’amore e la cura con cui è trattata è evidente anche ad uno sguardo distratto. Passiamo, grazie alla nostra guida d’eccezione, attraverso zone "off limits" che ci conducono subito, e fuori dal flusso degli altri visitatori, alla clinica veterinaria.

L’ambiente è molto gradevole e all’ombra di una vegetazione accogliente. Appena entrati nel complesso ci viene incontro Lisa: avanza un po’ titubante lungo il corridoio con un’espressione interessata e guardinga allo stesso tempo, ma la curiosità ha la meglio e non esita, dopo qualche secondo, ad aprire a ventaglio la sua piccola cresta bianca di Cacatua di Goffin. Lisa faceva parte dello spettacolo di pappagalli che esperti addestratori organizzano per i visitatori del parco, poi ha cominciato a spennarsi, a togliersi col becco penne e piume in un eccesso di cure personali: in clinica è diventata una mascotte coccolatissima con il posto d’onore su un ramo proprio all’entrata della sala visite. Naturalmente, per ricambiare tante attenzioni, Liza si è assunta volontariamente la cura degli ospiti. La stanza operatoria è fornita dei macchinari più moderni e all’avanguardia per far fronte a tutte le esigenze degli animali del parco, ma soprattutto, ci fa notare con giustificato orgoglio il dott. Crosta, ogni "pezzo" è trasportabile ovunque sia necessario un intervento urgente e può essere utilizzato su animali le cui dimensioni non permetterebbero una visita all’interno.

Al di fuori della clinica, il dott. Crosta ci conduce alle prime voliere: sono ampie e immerse nel verde, spesso anche all’interno crescono degli arbusti che creano un ambiente estremamente accogliente per i pappagalli, che sono bellissimi. La penombra che fa risaltare i loro colori vivacissimi non è invece propizia per noi che vorremmo fotografarli in continuazione: alcuni di loro si avvicinano minacciosi gonfiandosi e allargando il piumaggio o improvvisando "danze" che dovrebbero scoraggiare gli intrusi, altri restano indifferenti, ci osservano da lontano appollaiati davanti al nido, in coppia, accennando al massimo a un breve grido di richiamo.

Non solo le forme e i colori sono particolari, ma anche i comportamenti: il Nestor notabilis, detto Kea, originario della Nuova Zelanda, è un pappagallo dal colore spento, verde rossiccio, il becco lungo e adunco, la corporatura massiccia. Allegro e giocherellone, ama sguazzare nelle pozzanghere e ha un modo tutto suo di spostarsi: corre lateralmente con il collo e la testa piegati da un lato, senza volare. Intelligente e curioso si avvicina volentieri alla rete della sua voliera per ispezionare i visitatori.

Lungo il percorso il dott. Crosta si avvicina ad ogni voliera quasi come se dovesse incontrare un vecchio amico: per ogni uccello ha una storia da raccontare, una curiosità di cui farci partecipi e così, incoraggiati dalla sua disponibilità, iniziamo la nostra intervista.

 

Dott. Crosta può dire per i lettori di Alcedo quale è stata l’origine di questo parco, quali le sue finalità e da chi esso è stato ideato e realizzato?

 

"Più di 30 anni fa, il sig. Wolfgang Kiessling, giunto a Tenerife dalla Germania con l’intento aprire un ristorante rimase tanto colpito dalla bellezza dell’isola e dalla sua natura lussureggiante da decidere di legare a questa terra il suo futuro. Amante della natura e degli animali, indirizzò la sua attenzione soprattutto verso il mondo dei pappagalli riuscendo in poco tempo a mettere insieme una cospicua varietà di esemplari. Nel 1972 si aprirono al pubblico le porte del Loro Parque che da allora ha continuamente arricchito la propria collezione con l’acquisizione di nuovi esemplari. Nel 1994 al Loro Parque venne affiancata un’altra istituzione, la Fondazione (Loro Parque Fundación), creata con l’obiettivo di aumentare la popolazione di quelle specie minacciate dalla distruzione progressiva degli spazi naturali, soprattutto per il taglio dissennato delle foreste tropicali e l’uso sempre più diffuso dei pesticidi in agricoltura. Tali attività possono essere svolte sia direttamente nei paesi di origine delle specie minacciate mettendo in atto forme di collaborazione con i governi locali, sia nelle strutture private o pubbliche in cui tali specie sono ospitate".

 

Quante persone, Dott. Crosta, lavorano al Loro Parque e alla Fondazione e quante specie di pappagalli vi sono presenti.

 

"Attualmente sono circa 300 le persone che lavorano nella Fondazione e nel Parco e nelle due strutture sono presenti circa 3.500 pappagalli rappresentanti di 340 specie e sottospecie. Il Loro Parque e la Fondazione non sono le strutture con il più alto numero di pappagalli. Questo primato appartiene alla collezione del Sig. De Dios, nelle Filippine, che conta circa 6.000 pappagalli, rappresentanti di circa 90 specie e sottospecie, e 3.000 altri uccelli. Al Loro Parque e alla Fondazione però spetta il primato di avere il maggior numero di specie e sottospecie presenti"

 

Quali sono i progetti di cui si occupa la Fondazione al fine di favorire la conservazione di particolari specie di pappagalli sia nei loro habitat naturali che nella Fondazione stessa?

 

"Per la conservazione delle specie in pericolo d’estinzione la Fondazione raccoglie fondi per finanziare studi sul campo, progetti di conservazione e programmi di allevamento. Per questi suoi fini la Fondazione intrattiene inoltre stretti rapporti di collaborazione, coordinamento e finanziamento dei progetti con i governi dei paesi di origine degli animali minacciati di estinzione. I progetti vengono decisi dal Comitato della fondazione che si riunisce una volta l’anno nel mese di Settembre e decide quali e quanti progetti realizzare. Attualmente sono in corso 12 progetti. L’attuazione dei progetti è spesso condizionato dalle condizioni geo-politiche dei paesi interessati e se queste risultano pericolose, il progetto in atto in quel paese viene sospeso e i fondi destinati ad altri progetti meno rischiosi."

 

A Suo avviso le specie di pappagalli più a rischio di estinzione si possono salvare solo con il prelievo e l’allevamento in cattività o è indispensabile anche il coinvolgimento delle popolazioni dei territori in cui essi vivono e nidificano?

 

"Certamente una simile opera non può essere disgiunta dal coinvolgimento delle popolazioni locali perché queste conoscono molto bene i luoghi di nidificazione dei pappagalli. Bisogna convincere queste popolazioni a non svelare ai bracconieri i luoghi di nidificazione al fine di evitare la predazione dei piccoli. Molti pappagalli provengono da zone economicamente depresse e da aree estremamente limitate. La tentazione di dare informazioni ai bracconieri in cambio di pochi spiccioli è senza dubbio forte. Bisogna allora far sentire orgogliose quelle popolazioni di avere un simile patrimonio faunistico e convincerle che esso merita di essere protetto e salvaguardato".

 

Ma quali sono i criteri che determinano la scelta di occuparsi in particolar modo di un tipo di pappagallo piuttosto che di un altro?

 

" I criteri sono legati a un duplice aspetto: uno riguarda il valore dell’animale come animale da allevamento, nel senso di animale più difficile da allevare o più impegnativo o che non è stato mai allevato. In tal senso siamo stati i primi al Loro Parque ad allevare, tra l’altro, l’Ara glaucogularis, l’Amazona mercenaria, Il Graydidascalus brachyurus o pappagallo dalla coda corta. Un altro aspetto riguarda invece il ruolo biologico dell’animale. Un animale per esempio può essere anche comune in allevamento ma seriamente minacciato in natura. E’ il caso , per es., del Cacatua sulphurea sulphurea a cui si sta riducendo molto l’habitat naturale ma che tuttavia si riproduce senza particolari difficoltà in cattività".

 

La riproduzione in cattività aiuta, a suo avviso, a debellare il commercio illegale dei pappagalli?

 

"Sicuramente si, anche se la difficoltà di allevamento di alcune specie e la difficoltà di sopravvivenza in cattività di altre specie continueranno, purtroppo, a incrementare il loro prelievo in natura. Per le specie che invece si adattano meglio e più facilmente alla vita captiva, la riproduzione in cattività dovrebbe scoraggiare il loro prelievo in natura e i governi locali dovrebbero impedirne la cattura e il commercio "

 

Presi dal colloquio e senza neppure rendercene conto ci siamo avvicinati alla baby station del Loro Parque dove molti dei piccoli nati in cattività vengono nutriti artificialmente, per garantire loro maggiori possibilità di sopravvivenza. La baby-station è una vera nursery per tutti i piccoli appena nati e per quelli, ancora nell’uovo, che devono nascere.

L’ambiente è asettico, e prima di entrare dobbiamo indossare copriscarpe in plastica. Abili mani maneggiano e nutrono con una piccola siringa dei pullus, tenuti al caldo e protetti in box termoregolati, che allungano il collo in attesa dell’imbeccata sotto gli occhi meravigliati e divertiti del pubblico che può seguire tutte le fasi dell’alimentazione da un grande vetro che separa la nursery dall’esterno. Assistiamo così alla visita che giornalmente il Dott. Crosta compie ai piccoli del parco e interrompiamo momentaneamente la nostra intervista per non disturbare la visita e lo scambio di informazioni tra il veterinario e i suoi assistenti. Nel frattempo noi ci stanchiamo di fissare con le nostre macchine fotografiche le varie fasi dell’alimentazione dei piccoli, della loro visita medica e dei vari interventi necessari a garantire la loro salute.

Avevamo cominciato il nostro viaggio alla scoperta dei pappagalli perché sono stati certamente i primi ospiti e i più numerosi del parco e, per alcune specie, anche i più "rumorosi", ma non sono certo gli unici.

Il Loro Parque non è avaro di sorprese e ce ne fornisce alcune veramente spettacolari. Il Pinguinario, per esempio, enorme costruzione a volta che contiene un habitat ideale per i pinguini antartici: isole rocciose ricoperte di ghiaccio e neve nella semi penombra per rispettare la notte polare, o il meraviglioso acquario che si può letteralmente "attraversare" passando per un tunnel di vetro che ci permette di stare al sicuro a 10 cm. dal naso di uno squalo.

I gorilla possono vivere in un ambiente del tutto simile a quello originario su una superficie di più di 3.500 mq in cui gli animali possono muoversi in tutta libertà. Le abitazioni notturne dove dormono hanno il suolo riscaldato e una ventilazione artificiale per mantenere la temperatura e l’umidità costanti. Ogni gorilla consuma in media 6-7 kg di vegetali al giorno, naturalmente della migliore qualità.

Ci sono ancora i leoni marini e i delfini che si esibiscono in una delle piscine più grandi del mondo, gli alligatori, gli scimpanzé con i piccoli Titì di 350 gr. l’uno che giocano e corrono in una grande gabbia costruita apposta per soddisfare le loro esigenze di gioco sfrenato.

Potremmo continuare a enumerare le meraviglie, gli scorci magnifici che si offrono improvvisi alla vista dei visitatori, prati circondati da boschetti di kenzie che accolgono gruppi di fenicotteri rosa, i laghetti immersi nell’ombra di ficus e orchidee abitati da cigni neri, e così via … ma non avremmo più niente da dirvi nei prossimi articoli, e sarebbe un peccato.

 

Cristina e Antonio Misantone