L'Agapornis pullarius (articolo pubblicato sulla rivista del Club degli Psittacidi di Nov.2011)

La prima volta che ho visto l’Agapornis pullarius ne sono rimasto letteralmente colpito per la sua bellezza, la sua silenziosità e soprattutto per la sua eleganza nel comportamento. Se dovessi definirlo lo definirei proprio così: è un pappagallo elegante! Sono entrato in possesso della della prima coppia di pullarius nel 1987 ma sfortunatamente l’ho persa dopo pochi mesi e improvvisamente per una di quelle morti che allora mi sembravano inspiegabili. Impossibile da trovare in Italia, sono riuscito ad entrare in possesso di un’altra coppia solo nel 1996, ma anche in questo caso, nonostante le accortezze messe in atto per il loro alloggiamento e la loro alimentazione, dopo tre giorni la femmina è inspiegabilmente morta. Dopo qualche tempo ho riformato la coppia e nel corso degli ultimi dieci anni ho acquistato, a volte in modo fortunoso, altri soggetti ma nel frattempo molti di essi sono morti per le cause più disparate.

Eccezion fatta per l’agapornis swindernianus, di tutti gli inseparabili il pullarius è quello meno allevato e meno conosciuto e ciò per tre ragioni:

a)     la prima è la relativa loro facile mortalità soprattutto dei soggetti non nati in Italia,

b)    la seconda è la difficoltà della sua riproduzione, difficoltà dovuta al particolare nido di cui necessita,

c)     la terza è il prezzo relativamente elevato.

Due sono le sottospecie di questo inseparabile:

a) L'Agapornis pullarius pullarius (Linneus, 1758), diffuso nelle regioni sud orientali del Sudan, in Uganda, in Camerun, nelle regioni orientali del Congo ex Belga e nello Zambia e nello Zimbabwe.

b) L'Agapornis pullarius ugandae (Neuman, 1908), diffuso in Congo, Tanzania e in Uganda.

Le due sottospecie si differenziano tra loro per la diversa intensità dell'azzurro del groppone, che é più carico nell'Agapornis pullarius pullarius e meno nell'Agapornis pullarius ugandae, ma anche per il rosso della faccia che, nel pullarius ugandese, è più brillante.

 

Descrizione

L’Agapornis pullarius, come l’Agapornis canus e l’Agapornis taranta, presenta ben evidenti e chiari i segni di dimorfismo sessuale. Il maschio si distingue dalla femmina per il colore rosso arancio carico (rosso pomodoro) che caratterizza la fronte, le guance, le parti superiori della gola e la parte anteriore delle regioni auricolari. L'occhio si presenta circondato da una serie di piumette biancastre. Il groppone é azzurro. E anche le spalle presentano leggeri riflessi azzurri. Il resto del piumaggio é di un bel verde brillante. Le remiganti primarie hanno le punte nere e nere sono anche le copritrici inferiori. Le timoniere centrali sono verdi, le altre sono gialle alla base e poi a seguire sono rosse, nere e verdi. La colorazione rossa delle timoniere é visibile solo quando nel corteggiamento allarga la coda. Il sottoala é completamente nero. Occhi marrone, becco rosso e zampe grigie. Nella femmina il rosso arancio della regione facciale è meno esteso e più sbiadito, le copritrici inferiori sono verdi, il groppone é leggermente più sbiadito e la spalla presenta leggeri riflessi gialli anziché azzurri. Il sottoala è verde, e questo é il segno più chiaro che differenzia inequivocabilmente il maschio dalla femmina. I giovani sono simili alla femmina, anche se con colori un po’ più opachi e sbiaditi soprattutto nella zona facciale dove il rosso arancio tende al giallastro. Anche il becco é più chiaro di quello degli adulti e alla base, come i giovani Roseicollis, presenta un po’ di nero. L’unica mutazione osservata in natura è la mutazione lutina, apparsa successivamente anche in cattività nell’allevamento del sig. Cohelo. Si tratta di una bella mutazione recessiva e non legata al sesso. 

 

Il pullarius in cattività: esperienze di allevamento e di riproduzione

La prima difficoltà da affrontare e superare per chi entra in possesso di questi uccelli è la loro sopravvivenza. E’ questa una difficoltà che riguarda tanto i soggetti nati in Italia quanto quelli provenienti da altri stati. La morte spesso improvvisa e inspiegabile dei soggetti provenienti da altri paesi può essere attribuita allo stress accumulato nel trasporto, stress che provoca piccole e diffuse emorragie. Per evitare queste può essere utile somministrare piccole dosi di vitamina K e, per il primo periodo, alloggiare gli uccelli in un ambiente tranquillo, abituarli ai rumori del nuovo ambiente ed evitare in loro presenza gesti bruschi e improvvisi.

Per quelli nati in Italia si verifica, invece, quanto si verificava anni fa con i taranta. Anche questi, pur nati in allevamento, molte volte all’età di 6/7 mesi inspiegabilemte morivano. Oggi non mi risulta che ci siano tali problemi per i taranta. Presumo che con il passare del tempo anche per i pullarius possa accadere la stessa cosa. Dal 2003 al 2010 mi sono nati una quindicina di soggetti, alcuni di questi sono morti dopo due anni o dopo un anno, altri sono felicemente sopravvissuti e godono ottima salute. Purtroppo i soggetti che rischiano di più sono le femmine anche a causa del problema della ritenzione delle uova. Avere una camera calda in cui alloggiarela in caso di necessità è una precauzione che consiglio vivamente.  

Non vorrei con ciò scoraggiare possibili interessati a questo inseparabile e devo dire che a tutt’oggi ho ancora nel mio allevamento due maschi di pullarius acquistati nel 2000 l’uno e nel 2002 l’altro. Per uno studio di questo inseparabile ritengo importante non difarsi dei soggetti più vecchi. Essi sono una fonte di informazioni utili per meglio allevare quelli più giovani.   

 

Piccolo di pullarius di 25 gg. di età
Piccolo di pullarius di 25 gg. di età

Comportamento:


L'Agapornis pullarius é un inseparabile timido, poco o affatto rumoroso, dal verso dolce e piuttosto gradevole. Come gli altri inseparabili anch’esso tende un po’ a rosicchiare il legno. A volte in voliera ma anche in gabbia assumono la posizione dei pappagalli del genere loriculus e cioè si appendono al tetto della gabbia o lungo le sue pareti. Forse proprio questo comportamento ha indotto l’etologo Dilger a supporre che il genere Agapornis possa essersi evoluto dal genere Loriculus o che entrambi i generi derivino da un comune antenato orientale. Se bene acclimatato il pullarius può essere alloggiato tutto l'anno all'aperto a patto che gli sia data l'opportunità di un ricovero per i mesi più freddi. Personalmente, pur abitando in una città dal clima abbastanza mite come Roma, alloggio i miei pullarius in un locale ad essi riservato . Tale scelta è motivata dal timore che, causa la loro timidezza, essi possano essere spaventati da improvvisi rumori notturni provocati dalla presenza di altri animali (come gufi, gatti, topi ecc..). Ho perso improvvisamente i miei primi pullarius proprio a causa di un improvviso spavento notturno. A un attento esame del corpo ho potuto constatare la presenza di un ematoma esteso sulla testa, segno che essi, spaventati dal rumore, nel tentativo di fuggire dal nido, hanno violentemente battuto la testa contro le sbarre della gabbia. Per quanto riguarda l’alloggiamento del pullarius la migliore soluzione sarebbe la voliera che non deve essere necessariamente grande. Tuttavia si adattano bene anche alle normali gabbie da cova di cm. 120 x 40 x 40. Personalmente li alloggio in voliera nel periodo marzo-agosto e in gabbie nel periodo riproduttivo da settembre a febbraio. L’alimentazione deve essere ricca e ben equilibrata. Si cibano preferibilmente di piccoli semi come la scagliola, il miglio, il panico in spighe, pediligono molto l'avena. Girasole, canapa e niger vanno somministrati in piccole dosi e preferibilmente nei mesi invernali. Gradiscono sia il pastoncino sia i semi ammollati. Il cibo va posto nella parte superiore della gabbia o della voliera ma non a terra, dove essi non scendono quasi mai o solo per farsi il bagno. Inoltre mangiano moltissima frutta, mela in particolare, e verdure (spinaci, cicoria ed erbe prative). Nel somministrare la mela, se intera, si abbia l’accortezza di sbucciarla in parte perché altrimenti essi non iniziano a mangiarla. Alcune coppie gradiscono particolarmente le bacche di pyracanta e fichi secchi rinvenuti in acqua. Durante il periodo riproduttivo e nelle prime fasi dell’allevamento dei piccoli essi hanno necessità di integrare la loro dieta con proteine animali. Qualcuno consiglia di dare loro anche qualche tarma della farina (Tenebrio molitor). I miei non li hanno mai mangiati per cui preferisco dare l’uovo sodo mescolato al pastoncino o al savoiardo o anche al cous-cous cotto.

 


Un piccolo e due uova
Un piccolo e due uova

La riproduzione in cattività


Ottenere la riproduzione di questo inseparabile non è facilissimo ma neppure impossibile come dimostrano i successi riproduttivi ottenuti sia in Europa sia in America. Contrariamente agli altri inseparabili ma come i canus e i taranta, i pullarius preferiscono riprodursi non in colonia ma per coppie. La difficoltà più grande da superare per ottenere positivi risultati riproduttivi è di mettere a loro disposizione un nido che in qualche modo possa, anche lontanamente, rassomigliare al termitaio, e soprattutto dia al pullarius la sensazione di dover scavare per realizzare il suo nido. I nidi già predisposti con il foro di ingresso aperto, pertanto, vengono del tutto ignorati dalle femmine che invece amano scavare loro stesse il tunnel e la camera di incubazione. Al massimo si può praticare qualche forellino per rendere più agevole l’inizio del lavoro di scavo del tunnel.

Dalla letteratura sull’argomento sappiamo che all’inizio molti allevatori, per favorirne la riproduzione , hanno messo a loro disposizione dei fusti o delle cassette di cm. 40 x 20 x 20 riempiti completamente di torba ben pressata, precedentemente bagnata e lasciata poi asciugare. Questo sistema ha dato qualche buon risultato, ma anche non poche delusioni in quanto, una volta scavato il tunnel di accesso e la camera di deposizione, o la torba, se troppo umida, non reggeva e poco dopo franava o, se troppo secca, non offriva un sufficiente grado di umidità per la schiusa delle uova. Per ovviare ai problemi posti dall'uso della torba, altri allevatori, hanno sostituito la torba con blocchi o fogli di sughero posti uno sull’altro all’interno della cassetta. Questo materiale ha l'indubbio vantaggio, una volta scavato, di non franare e anche di mantenere costante la temperatura all’interno del nido. Inoltre il sughero è un materiale che la femmina di pullarius può scavare facilmente e ha il vantaggio di offrire anche un ottimo isolamento termico. Un buon nido, indispensabile per ottenere qualche risultato positivo, deve garantire infatti due condizioni:

a) la presenza al suo interno di un calore costante in quanto i genitori, una volta che i piccoli hanno raggiunto l’età di circa quindici giorni, restano nel nido solo per il tempo necessario alla loro alimentazione;

b) la presenza di una sufficiente circolazione d’aria che permetta lo scambio tra interno ed esterno al fine di evitare la formazione di muffe pericolose per la salute dei piccoli.

Nello scegliere il sughero si faccia attenzione ad acquistare quello amalgamato con colle naturali che sono sicuramente meno tossiche. Qualche allevatore danese ritiene che una delle cause di mortalità dei piccoli possa essere proprio la polvere respirata e che si forma all’interno del nido quando la femmina, per sagomarlo, sbriciola il sughero.

Per garantire una temperatura costante all’interno del nido è sufficiente, se alloggiati all’esterno, riscaldare il nido con una resistenza controllata da un termostato e usare per la costruzione della cassetta un legno che abbia uno spessore di 1,5/2,0 cm mentre per garantire una buona circolazione d’aria è sufficiente praticare dei piccoli fori sul coperchio e sul fondo del nido. Altri allevatori come il danese A. V. Nielsen, invece, hanno ugualmente ottenuto positivi risultati usando normali cassette orizzontali di cm. 40 x 17 x 17, ma curando particolarmente l'alimentazione. Infatti, oltre che con i normali semi, il Nielsen ha alimentato i propri pullarius con molta frutta (uva, arance, mele, fichi), verdure (lattuga, varie erbe selvatiche, cavoli), fette di pane di Spagna bagnate con acqua zuccherata e molte tarme della farina, anche allo stadio di pupe. Personalmente fornisco alla coppia una cassetta a forma di parallelepipedo di multistrato dello spessore di cm.1 e di cm 25 di lunghezza e di cm. 16 sia di altezza che di profondità. La cassetta nido viene riempita con fogli di sughero di 1 cm di spessore posti uno sull’altro fino ad arrivare al soffitto e già lievemente sagomato al suo interno in modo da creare un abbozzo di galleria e di camera di incubazione che sarà poi compito della femmina portare a compimento. Il foro di accesso al nido, posto a metà della facciata più lunga del nido e su una delle due estremità, viene chiuso con un pezzo di sughero che la femmina in genere rimuove dopo qualche giorno. Successivamente inizia a sagomare e allargare  sia la galleria sia la camera d’incubazione scavando il materiale e buttando fuori dal foro d’ingresso il sughero in eccedenza. In questa fase, che in genere dura diversi giorni, si può osservare l’accumularsi sul fondo della gabbia, sotto il foro di entrata, un mucchietto di frammenti di sughero che cresce giorno per giorno e che lascio li fino a quando la femmina non inizia a covare. Il tunnel scavato dalla femmina non è molto lungo e in alcuni casi tende a salire verso l’alto prima di girare verso la parte opposta a quella dove è collocato il foro di accesso. E’ qui che viene realizzata la camera di incubazione, piccola all’inizio della cova ma che si ingrandisce di più con il crescere dei piccoi. Per poter compiere le necessarie e periodiche ispezioni al nido rendo una parte del coperchio della cassetta e l’ultimo foglio di sughero posto sulla camera di incubazione apribile e facilmente rimovibile oppure predispongono sul lato corto del nido uno sportellino a 7/8 cm di altezza. Completato lo scavo, la femmina vi trasporta, se disponibile, un po’ di materiale (fili d’erba, pezzetti di verdura ecc…) trasportandolo tra le piume del groppone dopo averne ridotte le dimensioni. La femmina di pullarius è un’ottima covatrice e, se disturbata, in un primo tempo abbandona le uova ma poi, cessato il pericolo, vi fa presto ritorno. È da tener presente che quando la femmina scava il tunnel e la camera d’incubazione non sempre riesce a buttare tutti i detriti fuori del nido. Se questi però restano all’interno costituiscono un problema per la cova delle uova. Si consiglia pertanto, prima che inizi il periodo di incubazione (in genere dopo la deposizione del 2° uovo), di controllare che le uova non stiano adagiate tra molti detriti e rimuovere quelli in eccedenza. Durante il corteggiamento il maschio emette un flebile ma acuto cinguettio, si pone in posizione eretta, spiega e agita la sua corta coda esibendone le piume rosse.Compie frenetici movimenti con la testa per richiamare il cibo dal gozzo al becco e porgerlo poi alla femmina. Quando poi questa é pronta all'accoppiamento, si inarca ma non spiega le ali come fanno abitualmente tutti gli altri uccelli. Durante la copula, che dura diversi minuti, la femmina emette dei pigolii che somigliano a un lamento. La covata solitamente si compone di 4 - 5 uova bianchissime che sono deposte a giorni alterni e l'incubazione dura 23-24 giorni. Spesso le femmine di pullarius hanno difficoltà nella deposizione delle uova e molte volte sono dovuto intervenire per evitare la morte della femmina per ritenzione dell’uovo e difficoltà ad espellerlo. In questo caso nulla è più utile che disporre di una gabbia infermeria in cui alloggiarla, portare la temperatura a 30°C, eventualmente somministrare una goccia di olio di oliva nel becco e, se si è capaci, praticare un massaggio lieve sull’addome con un dito bagnato nell’olio di oliva caldo in modo da permettere ai muscoli addominali di rilassarsi. Va da sé che dopo questo trauma anche se la femmina si rimette, la covata è andata perduta perché lei non tornerà più a covare le uova deposte. In quel caso conviene tentare di metterle in incubatrice e attendere la schiusa. Tre anni fa le uova tolte alla femmina dopo una difficile deposizione si sono regolarmente schiuse al 23° giorno. Peccato che, messi i pullus sotto una coppia che attendeva la schiusa delle proprie uova negli stessi giorni, sono spariti dal nido. L’unica nota positiva di questa vicenda è stato che la femmina, perfettamente rimessa, ha deposto di nuovo dopo 20 giorni senza alcun problema e mi ha dato 2 piccoli felicemente svezzati. I piccoli, dopo la nascita si ricoprono di un piumino biancastro e, come i piccoli di Agapornis taranta e di Agapornis canus, hanno le unghie nere. A circa 12 giorni dalla nascita si può procedere al loro anellamento con un anello di tipo D (mm 4,0). La macchia nera sul becco compare intorno alla quindicina di giorni dalla nascita così come avviene ai piccoli di Agapornis roseicollis. Se si apre il nido o se vengono toccati, i piccoli pullarius, come i piccoli di canus, emettono un verso particolare. Inoltre, a differenza dei piccoli degli altri agapornis, all’apertura del nido essi non si accucciano sul fondo ma cercano di uscire da esso. Questo comportamento lo ritroviamo anche nei pullarius adulti che sembrano essere sempre all’erta. Se osserviamo un roseicollis e un pullarius risalta evidente il loro diverso comportamento: mentre il primo dà l’idea di un uccello sicuro, poco timoroso e quasi baldanzoso, il pullarius appare nervoso, inquieto e sembra sempre pronto a fuggire al minimo rumore. Più lenta che negli altri agapornis appare nei piccoli la crescita delle piume e delle penne. Finita la stagione cove, consiglio di togliere il nido, pulirlo e lavarlo accuratamente. Conservato in un luogo asciutto esso verrà di nuovo messo a disposizione dei pullarius nell’anno successivo dopo averne di nuovo chiuso il foro di entrate con del sughero.

Il periodo riproduttivo del pullarius in cattività va da Agosto a Marzo. Non sappiamo quante covate essi portano a termine nel corso della stagione riproduttiva. In cattività in genere fanno una sola covata. Solo qualche volta ne ho avute due ma perchè la prima era stata interrotta a causa delle difficoltà incontrate dalla femmina durante la deposizione delle uova. Non ho mai avuto piccoli nel periodo primavera inoltrata - estate. I giovani abbandonano il nido a 6 - 8 settimane, permanendovi quindi per un periodo mediamente più lungo degli altri Agapornis e vi tornano a sera solo per dormire. Essi presentano una livrea completa, il becco è di colore marrone chiaro ma, in poche settimane, diventa prima giallo e infine rosso. La fronte e l’area facciale sono giallo-verdi e si estendono solo su una piccola area che diventa abbastanza velocemente più estesa e nel giro di due settimane il giallo diventa arancione. A circa quattro o cinque mesi di età essi acquisiscono il piumaggio adulto. Se si sentono disturbati o spaventati essi tendono a rientrare velocemente nel nido. Restano molto legati ai propri genitori e, se non separati da loro, vengono ben accettati e sopportati da essi. Ogni riproduzione del pullarius può considerarsi un successo ma il successo maggiore è poi nel far sopravvivere per anni i giovani perché può capitare che essi muoiano inspiegabilmente e a volte repentinamente verso i 6/7 mesi e anche oltre. 

 

 

Mutazioni e Ibridazioni


Sia in natura che in cattività è apparsa una mutazione lutina non legata al sesso ma recessiva. L’Agapornis pullarius lutino maschio presenta: fronte, guance, e gola rosso intenso uniforme. Nuca, dorso e copritrici colore giallo dorato. Petto, ventre e fianchi giallo limone. Remiganti bianche con vessillo giallo. Spallina bianca. Sotto ala grigio chiaro. Le 2 timoniere centrali gialle e le 10 timoniere laterali gialle con zona rosso e bianco centrale. Apice giallo chiaro. Codrione bianco. Becco: mandibola superiore rosso corallo, inferiore un po’ più chiara; cera bianca. Occhio rosso chiaro con pupilla rossa; nella parte inferiore un semi anello di piccole piumette bianche. Zampe e dita color carnicino e unghie color avorio. Le femmine, invece, si differenziano dai maschi per le seguenti particolarità: fronte, guance e gola sono rosso arancio pallido. Il sotto ala è giallo pallido. Le dieci timoniere laterali presentano una zona centrale color pesca e bianco. Apice giallo pallido. Il becco è rosso chiaro. La mutazione lutino sopra descritta è recessiva, per cui i possibili accoppiamenti saranno i seguenti:


Maschio x Femmina

Ancestrale

Lutino

Ancestrale/lutino

Ancestrale

100% Ancestrale

100% Ancestrale /Lutino

50% ancestrale

50% ancestrale/lutino

Lutino

100% Ancestrale/lutino

100% Lutino

50% lutino

50/ ancestrale/lutino

Ancestrale/lutino

50% ancestrale

50% ancestrale/lutino

50% lutino

50% ancestrale/lutino

25% lutino

25% ancestrale

50% ancestrale/lutino

Si è anche sentito parlare della comparsa in America di una mutazione blu, ma di essa manca qualsiasi documentazione fotografica e descrittiva.

Come per i taranta e i canus, neppure per il pullarius esistono ibridi.


Notizie storiche


L'Agapornis Pullarius é, eccezion fatta per lo Swindernianus, l'inseparabile più raro e quindi più costoso e senz'altro il più difficile da mantenere in cattività. Se poi a ciò si aggiungono le notevoli difficoltà a cui si va incontro nel tentativo di riprodurlo ce n'é abbastanza per scoraggiare parecchi possibili amatori. Il primo ad aver ottenuto un successo riproduttivo debitamente documentato è stato l'inglese A. Prestwich nel 1956. Successivamente è stato riprodotto anche dai sudafricani D. Hey e D. Dale nel 1959, dal danese A.V. Nielsen nel 1963, da J. V. Rouillard (1965), e dal portoghese Coelho nel 1977. In tempi recenti buoni successi riproduttivi hanno ottenuto gli allevatori belgi Jean Boussu e Jaqueline Hannes.

In Italia il pullarius è stato riprodotto per la prima volta nel 1999 da L. Socci e successivamente dal sottoscritto e dal sig. Gex Corrado.

 


Una curiosità storica

 

Ma da quando si conoscono in Europa i pullarius? Qualche tempo fa sfogliando un’enciclopedia di arte edito dalla Repubblica (vol.11) mi sono imbattuto nel dipinto Lord John Hay and Charles del pittore olandese Gerard Soest. In questo quadro del 1670 è raffigurato Lord John Hay tenere sulla mano sinistra un agapornis pullarius, pappagallo che, a quanto ci risulta, era regolarmente importato in quel tempo. Il possesso di uno di essi, magari addomesticato, era segno di potenza, di benessere e di ricchezza. Naturalmente per ogni soggetto che arrivava vivo in Europa migliaia ne erano morti durante la cattura e durante il trasporto.

 

Un appello


Mi auguro che questo agapornis riesca a diffondersi maggiormente negli allevamenti italiani ed europei. Solo così si potranno ottenere ceppi più forti e più resistenti che possono garantire, anche in futuro, la loro presenza nei nostri allevamenti. Visto, poi, che le importazioni dai paesi d’origine sono oramai impossibili e che è facile perdere dei soggetti faticosamente ottenuti, invito i fortunati possessori di questo inseparabile a stabilire contatti innanzi tutto per accertare il numero di pullarius attualmente presenti in Italia e poi per creare una banca dati per lo scambio di informazioni ed eventualmente anche di soggetti per evitare di allevare in stretta consanguineità.

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Fonti bibliografiche:

F.M. Forshaw: Parrots in the world, 2° edizione Lasdowne, Press.1978

R. Low: Parrots, blandford Press Ltd, 1984

R. Low: I Pappagalli, ed Mursia 1991

R.Massa –V. Venuto: Pappagalli del Mondo, Mondatori, 1997

T. Arndt: Lexicon of parrots, Arndt Verlang, 2004

A.Misantone: L’Agapornis pullarius, Alcedo 2008, n.40