Agapornis pullarius

1. Presentazione

Di origine africana, l’Agapornis pullarius costituisce una delle nove specie di inseparabili e, come l’Agapornis canus e l’Agapornis tarantus, presenta ben evidenti e chiari i segni di dimorfismo ses­suale  La sua lunghezza è di circa 15 cm.

Di esso si conoscono  due sottospecie:


1. Agapornis pullarius pullarius, avente il suo habitat nelle zone montagnose occidentali di Abíssinia, Uganda e Ruanda (tra i 1.500 e i 4.500 piedi) fino alle alture dei laghi centrali (Albert, Edward, etc.);


2. Agapornis pullarius guineensis, diffusa dalla Sierra Leone al sud e nord dell'Angola passando attraverso l' Africa centrale fino al lago Alberto.

Ia sola differenza tra le due razze è che la guineense, la più frequentemente importata, ha il groppone di un blu più profondo.


 

 

 2. Descrizione


Il maschio si distingue dalla femmina per il colore rosso arancio carico (rosso pomodoro) che caratterizza la fronte, le guance, le parti superiori della gola e la parte anteriore delle regioni au­ricolari. L'occhio si presenta circondato da una serie di piumet­te biancastre. Il groppone é di un bello azzurro. Le spalle pre­sentano leggeri riflessi azzurri. Il resto del piumaggio é di un bel verde brillante. Le remiganti primarie hanno le punte nere e nere sono anche le copritrici inferiori. Le timoniere centrali sono verdi, le altre sono gialle alla base e poi a seguire sono rosse, nere e verdi. La colorazione rossa delle timoniere é visi­bile solo quando nel corteggiamento allarga la coda. Il sottoala é completamente nero. Occhi marrone, becco rosso e zampe grigie.

Nella femmina il rosso arancio della regione facciale è meno esteso e più sbiadito, le copritrici inferiori sono verdi, il groppone é leggermente più sbiadito e la spalla presenta leggeri riflessi gialli anziché azzurri. Il sottoala è verde, e questo é il segno più chiaro per differenziare il maschio dalla femmina.

I giovani sono simili alla femmina, anche se con colori un poco più opachi e sbiaditi. soprattutto nella zona facciale dove il rosso arancio tende al giallastro. Anche il becco é più chiaro che negli adulti e alla base, come i giovani Roseicollis, presen­ta un po’ di nero

 

3. Il pullarius nel suo abita naturale: riproduzione e comportamento


Le regioni abitate dagli Agapornis pullarius sono tipiche zone della savana, caratterizzate da aree ad alta vegetazione tra le  cui erbe essi cercano i semi necessari alla loro alimentazione: Sorghum halepense e Selerocarya birroca.

Unico tra tutti i congeneri, costruisce il nido nei formicai e nei termitai arboricoli  ancora abitati dagli insetti e posti ad altezze di 12 e più metri.

Il pullarius porta nella camera di incubazione, posta alla fine di un tunnel scavato nel termitaio, solo pochi frammenti di materiale erboso dopo averlo preventivamente  infilato tra le piume del groppone.
Del tutto irrisolto il problema del rapporto instaurato tra termiti e pullarius dato che, in genere, questi insetti non sono teneri ed inclini a concessioni con chiunque. Narra una vecchia leggenda africana che in cambio dell’ospitalità e del calore che il termitaio offre alle uova  e ai piccoli di pullarius, quest’ultimo, prima di abbandonare il nido con i suoi figli, lasci alle termiti un uovo e l’ultimo dei piccoli.

 

Da quanto detto sulle differenze somatiche tra maschio e femmina la distinzione dei sessi appare facile ed è facilissimo quando gli uccelli sono in volo e dispiegano i colori delle ali, coda, groppone, etc.

 

 

4. Allevamento e riproduzione in cattività.



Il pullarius, nonostante importato in quantità limitate e non frequentemente, è stato allevato da diversi allevatori in Europa, sopratutto inglesi e portoghesi ma solo alcuni di questi sono riusciti però a farlo riprodurre. Infatti il pullarius non è facile né da acclimatare né da riprodurre in cattività e le maggiori difficoltà di adattamento alla prigionia sembrano dovute alle catture poco guardinghe, ai viaggi disastrosi, agli spaventi e agli stress che gli uccelli subiscono prima di giungere nelle mani dell'allevatore e, non ultima, all’innata timidezza e alla paura che essi manifestano inizialmente per l’uomo, alla diffidenza verso il cibo che viene loro offerto. Infatti sono poche le cose che essi accettano: spighe di panico, avena non decorticata, mela, scagliola e miglio. In genere subito dopo l’importazione  il pullarius evita di cibarsi dalle mangiatoie e non scende mai a razzolare sul fondo della gabbia. Preferisce invece assumere il cibo arrampicandosi sulla spiga di panico o beccando la mela appesa alla volta della gabbia.

Altra difficoltà è legata alla riproduzione ed è quella di trovare un nido che in qualche modo si avvicini al termitaio. A tal fine sono stati impiegati cassette di legno o fusti di latta riempiti con torba  essiccata o con fango secco o anche con sughero. L’uso del sughero è quello che ha dato i migliori risultati.

Alla schiusa il nidiaceo ha il piumino, il becco e le zampe bianchi. Le unghie sono nere. A circa  quindici giorni di età compare una macchia nera sul becco così come avviene  ai piccolini di Agapornis roseicollis e scompare gradualmente dopo un paio di mesi.

 

Il piumaggio del giovane pullarius è simile a quello della femmina e non sempre il sottoala è indice di sicuro riconoscimento del sesso del giovane. Il colore definito della maschera appare dopo la prima muta che avviene intorno ai 4 mesi di età.

Il modo di imbeccare i piccoli e il comportamento dei genitori verso i figli non differiscono da quelli dei congeneri. Lo svezzamento completo dei piccoli avviene intorno ai 50 giorni di vita.
 

 

5. Notizie  storiche


 Il  Duca di Bedford, nel suo libro, dice che il Pullarius, benché descritto da soli 200 anni, appare  dipinto in molti ritratti di dame del XVI secolo, e sostiene pertanto che la sua conoscenza e la sua importazione  in Inghilterra si potessero far risalire addirittura a 400 anni fa. A dispetto però di questa presunta antica conoscenza e  nonostante i molti tentativi fatti nel corso degli anni di riprodurre tale inseparabile, i casi accertati e documentati di sicura riproduzione si contano sulla punta delle dita e uno  dei primi casi documentati di riproduzione è quello riportato dal signor A. A. Prestwich nel n. 1-57 de l'Avicultural Magazine.

A tal proposito E. N. T. Vane nella sua nota monografia (Guide to Lovebirds and Parrotlet) così descrive l’evento:

Prestwich costruì una particolare voliera atta a ricevere ed a ospitare una piccola colonia di Pullarius in cui costruì nidi ed accessori ad imitazione di quelli che si servivano allo stato libero e delle loro particolari abitudini. Il risultato di questo immane sforzo fu tutta via lo svezzamento di un solo novello che gli meritò la medaglia che l'Associazione "Exotic Birds", assegna ai records di primo allevamento in prigionia”.

Il Vane riporta nel suo libro sia il disegno della voliera che la descrizione particolareggiata dei nidi, accessori e degli accorgimenti adottati dal Prestwich per favorire l'adattamento e la riproduzione dei pullarius oltre le osservazioni sul loro comportamento, abitudini e costumi.

In Italia la prima riproduzione del pullarius è stata ottenuta nel 1998 dal Luciano Socci.


6. Conclusioni


Nonostante le difficoltà da superare, il pullarius rimane uno degli inseparabili che vale la pena allevare. Dedicarsi al suo allevamento in cattività è il modo migliore per proteggerlo da una possibile estinzione dovuta a indiscriminati prelievi in natura o a nefasti cambiamenti ambientali causati dall’azione non sempre lungimirante dell’uomo.